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di Vitaliano Della Sala [ 06/03/2009]C’E’ UN TEMPO PER NASCERE. C’E’ UN TEMPO PER MORIRELa vicenda terrena di Eluana Englaro, con il suo triste epilogo, le strumentalizzazioni, il chiasso, gli insulti, i ritardi e le ipocrisie, dovrebbe farci vergognare tutti. Non abbiamo saputo viverla in silenzio e con rispetto, ma l’abbiamo ridotta all’ennesimo scontro fra schieramenti politici. E i vertici della Chiesa cattolica italiana hanno dato una contro-testimonianza evangelica, con il loro modo sguaiato e disumano di affrontare quello che, purtroppo, e’ diventato un “caso”, dimenticando che si giocava sulla pelle di una persona indifesa.
Lo confesso: non ho certezze sulla vicenda, non so quando una vita puo’ considerarsi conclusa, non so se l’alimentazione forzata sia una terapia o un inutile e innaturale accanimento terapeutico. Nemmeno la scienza e la medicina hanno potuto pronunciare una parola certa. Percio’ mi ha infastidito l’atteggiamento di chi proponeva certezze assude e tentava di imporle con “violenza” agli altri. Tra questi le gerarchie vaticane e alcune frange di cattolici che rasentano il talebanesimo.
Da piu’ parti, per fortuna, e’ giunta discreta la richiesta di un dibattito all’interno della Chiesa che rimetta al centro la persona, una riflessione che tenga conto dei cristiani come fedeli ma anche come cittadini rispettosi della Costituzione, cosi’ come il mettere da parte inutili e antievangeliche crociate.
Condivido ovviamente il sostegno alla vita e la sua difesa, ma non mi e’ piaciuto il modo sguaiato con cui la Chiesa ha posto il problema, imponendo e giudicando, mentre avrebbe dovuto proporre i propri valori e testimoniarli senza entrare nell’agone politico, senza fare ingerenza. Il Vangelo e’ una proposta e non si impone mai. Penso che il principio generale della difesa della vita, che i cristiani debbono sempre riaffermare, vada applicato caso per caso e non deve diventare una ossessione con cui si arriva a «torturare» un ammalato terminale.
Il disegno di legge del senatore Calabro’ lascia forti dubbi sulla possibilita’ delle persone, delle famiglie e dei medici di essere coinvolte nelle decisioni che le riguardano: c’e’ da augurarsi che, passato il tempo delle stupide e inutili contrapposizioni, si trovi un equilibrio tra le parti. Nella vicenda Englaro siamo stati costretti dentro un dibattito politico che mi ha amareggiato. Non sono state affatto edificanti le squallide scene dei movimenti per la vita che hanno parlato di omicidio, di boia di fronte alla sofferenza delle persone. L’atteggiamento giusto sarebbe piuttosto quello di ascoltare prima e cercare di capire la sofferenza, proprio come faceva Gesu’ Cristo.
Dice don Andrea Gallo che «e’ sempre un’aberrazione trasformare in legge una convinzione religiosa. La repubblica italiana non e’ una teocrazia e deve restare laica. I toni da inquisizione azzerano il messaggio cristiano. La democrazia non puo’ fondarsi sulla fede ma su liberta’, giustizia e diritti individuali. La legge del Pdl e dei vescovi e’ una violenza, un’offesa alla memoria di Eluana. Nella Chiesa il primato della coscienza personale e’ la base della dottrina e chi lo nega e’ un eretico».
Solo mettendosi in sintonia con la millenaria tradizione cristiana di amore per la vita, di accettazione della morte e di fede nella risurrezione i cristiani possono far nascere parole in grado di rispondere agli interrogativi che il progresso delle scienze e delle tecniche mediche pongono sulla soglia dove vita e morte si incontrano. Cosi’ le riassumeva la lettera di Paolo VI indirizzata ai medici cattolici nel 1970: «Il carattere sacro della vita e’ cio’ che impedisce al medico di uccidere e che lo obbliga nello stesso tempo a dedicarsi con tutte le risorse della sua arte a lottare contro la morte. Questo non significa tuttavia obbligarlo a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza instancabilmente creatrice. In molti casi non sarebbe forse un’inutile tortura imporre la rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile? In quel caso, il dovere del medico e’ piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il piu’ a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non e’ piu’ pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo: l’ora ineluttabile e sacra dell’incontro dell’anima con il suo Creatore, attraverso un passaggio doloroso che la rende partecipe della passione di Cristo. Anche in questo il medico deve rispettare la vita».
Ecco, questo e’ il contributo che con rispetto, discrezione e semplicita’, i cristiani possono proporre a quanti, pur non condividendo la loro fede, desiderano comunque che la societa’ ritrovi un’etica condivisa e ciascuno possa vivere e morire nell’amore e nella liberta’.
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La vicenda terrena di Eluana Englaro, con il suo triste epilogo, le strumentalizzazioni, il chiasso, gli insulti, i ritardi e le ipocrisie, dovrebbe farci vergognare tutti. Non abbiamo saputo viverla in silenzio e con rispetto, ma l’abbiamo ridotta all’ennesimo scontro fra schieramenti politici. E i vertici della Chiesa cattolica italiana hanno dato una contro-testimonianza evangelica, con il loro modo sguaiato e disumano di affrontare quello che, purtroppo, e’ diventato un “caso”, dimenticando che si giocava sulla pelle di una persona indifesa.